Verona: iniziativa di Forza Nuova contro il precariato

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Lo stato in cui versa la scuola pubblica italiana è ormai da diversi anni disastroso e allarmante. Stando al rapporto annuale «Education at a Glance» dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo) che confronta le strutture scolastiche dei principali paesi industrializzati di tutto il mondo, il nostro Paese appare in ritardo ed i principali fattori sono da attribuire alla bassa retribuzione degli insegnanti, all'alta percentuale degli abbandoni, alle elevate dimensioni delle classi e alla bassa spesa procapite per studente. Il dato particolarmente significativo è proprio relativo alla spesa: l'Italia spende solo il 4,5% del Pil nelle istituzioni scolastiche, contro una media Ocse del 5,7%. Solo la Repubblica Slovacca spende meno tra i Paesi industrializzati. Nel suo insieme, la spesa pubblica nella scuola è pari al 9% della spesa pubblica totale, il livello più basso tra i Paesi industrializzati (13,3% la media Ocse). In sintesi, l'Italia investe poco (e male) in istruzione. La situazione non è destinata a migliorare. In caso di approvazione della riforma Gelmini, la scuola pubblica ne uscirebbe ulteriormente indebolita, considerati i cospicui tagli alle risorse e ai servizi (7,3 miliardi di euro sottratti alla scuola primaria e secondaria nel triennio 2010-2012 e riduzione degli stanziamenti all'università per 652 milioni di euro). Perché non parlare poi della questione dell' aumento da 130 a 245 milioni di euro dei finanziamenti pubblici alla scuola privata? Perché non raccontare di quegli alunni costretti a restare ammassati in "aule" di appena 20 metri quadri ovviamente non a norma? Perché non parlare dei supplenti annuali che ogni anno si occupano di una classe differente alla faccia della continuità didattica o dei precari che rimangono tali per tutta la vita lavorativa? Il problema del precariato nel panorama lavorativo non sembra intaccare solamente il mondo della scuola. La situazione degli oltre 140.000 insegnanti che potrebbero perdere il loro posto di lavoro a seguito dell'approvazione della riforma Gelmini, non è distante dalla condizione di tutti gli onesti lavoratori italiani che, a prescindere dall'età anagrafica, oggi si trovano impossibilitati a mantenere il ritmo del proprio tenore di vita. La responsabilità di questo è da attribuire alle istituzioni, che sino ad oggi hanno attuato esclusivamente politiche per nulla efficaci contro il fenomeno dilagante del precariato. Si ha come l'impressione che chi di dovere preferisca ignorare la situazione di migliaia di lavoratori, giovani o vecchi che siano, che quotidianamente si trovano a dover combattere la propria battaglia per un mutuo, per fare benzina, per fare la spesa o semplicemente soddisfare le elementari necessità del proprio nucleo familiare. Il proliferare di agenzie interinali e cooperative che oggi monopolizzano il mondo del lavoro, sfruttando chi vi si rivolge, è in buona parte responsabile di tutto ciò, e costituisce un insulto alla dignità delle persone! E' lo Stato nazionale che deve provvedere ai bisogni ed alle necessità dei lavoratori, ascoltando e venendo loro incontro, attraverso immediate politiche nazionali concrete e non virtuali! I giovani vogliono un lavoro fisso per costruire la loro vita da uomini liberi e non da sfruttati.